Recentemente sono incappato in un articolo di uno sviluppatore americano che nel suo blog, criticava aspramente un libro di informatica scritto da un altro programmatore (i nomi non sono importanti).
In pratica, l’autore del libro era "colpevole" di una sintassi non del tutto conforme alle convenzioni del linguaggio di programmazione. Qualche minuscola dove di solito si usa la maiuscola, tabulazione non sempre perfettamente convenzionale e altre amenità.
In base alla mia umile opinione, il critico in questione è del tutto fuori strada. Ho letto il libro, ed è un ottimo libro: partendo da algoritmi e metodologie intelligenti, spiega come sviluppare progetti concreti utili in ambito lavorativo.
Un critica imparziale avrebbe dovuto riconoscere prima di tutto il valore intrinseco del libro e poi (eventualmente), come piccolo appunto finale, una certa non conformità alle convenzioni del codice.
Per dirla tutta, dopo aver collaborato con programmatori di tutti i tipi ed aver vissuto sulla mia pelle numerose esperienze lavorative sul campo, sono giunto alla conclusione che la forma non è tutto.
Anzi, la sparo grossa: in un progetto complesso persino il codice, per quanto importante, non è tutto.
Quello dello sviluppatore è un lavoraccio, spesso sottopagato, fatto di scadenze impossibili e sporchi trucchi per aggirare regole e limiti. L'autore della critica aveva un portfolio di lavori molto scarno e non attinente al tipo di progetti esaminati nel libro. Però ha speso un fiume di parole sul bon ton della programmazione. Da questo punto di vista, è un’esponete di una certa "deriva dispersiva" che affligge internet. Troppo spesso appassionati e professionisti disperdono energie preziose su astrattismi di vario tipo e regole formali.
Se vogliamo sul web contenuti di qualità, e contribuire alla realizzazione di iniziative costruttive, dobbiamo darci tutti una sveglia. L’alternativa consiste nel navigare a vista in un mare di web-fuffa.
In pratica, l’autore del libro era "colpevole" di una sintassi non del tutto conforme alle convenzioni del linguaggio di programmazione. Qualche minuscola dove di solito si usa la maiuscola, tabulazione non sempre perfettamente convenzionale e altre amenità.
In base alla mia umile opinione, il critico in questione è del tutto fuori strada. Ho letto il libro, ed è un ottimo libro: partendo da algoritmi e metodologie intelligenti, spiega come sviluppare progetti concreti utili in ambito lavorativo.
Un critica imparziale avrebbe dovuto riconoscere prima di tutto il valore intrinseco del libro e poi (eventualmente), come piccolo appunto finale, una certa non conformità alle convenzioni del codice.
Per dirla tutta, dopo aver collaborato con programmatori di tutti i tipi ed aver vissuto sulla mia pelle numerose esperienze lavorative sul campo, sono giunto alla conclusione che la forma non è tutto.
Anzi, la sparo grossa: in un progetto complesso persino il codice, per quanto importante, non è tutto.
Quello dello sviluppatore è un lavoraccio, spesso sottopagato, fatto di scadenze impossibili e sporchi trucchi per aggirare regole e limiti. L'autore della critica aveva un portfolio di lavori molto scarno e non attinente al tipo di progetti esaminati nel libro. Però ha speso un fiume di parole sul bon ton della programmazione. Da questo punto di vista, è un’esponete di una certa "deriva dispersiva" che affligge internet. Troppo spesso appassionati e professionisti disperdono energie preziose su astrattismi di vario tipo e regole formali.
Se vogliamo sul web contenuti di qualità, e contribuire alla realizzazione di iniziative costruttive, dobbiamo darci tutti una sveglia. L’alternativa consiste nel navigare a vista in un mare di web-fuffa.


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